Hajar Raissouni in posa con Ahmed e Zoulikha Zefzafi

La giovane donna è stata fermata da sei agenti prima di entrare in ospedale e trascinata con la forza dal ginecologo

RABAT. Relazioni sessuali illegali, gravidanza fuori dal matrimonio e aborto clandestino. Le accuse sono molto pesanti ma non riguardano un criminale patentato: l’arresto delle autorità marocchine è scattato il 31 agosto nei confronti della giornalista del quotidiano arabofono Akhbar Al Yaoum, Hajar Raissouni (28 anni). La notizia è stata resa nota solo martedì 3 settembre dalla tv indipendente Chouf Tv, provocando le proteste di ong, movimenti in difesa delle libertà individuali e anche di esponenti politici conservatori. Immediata la smentita del ginecologo dell’ospedale di Rabat secondo cui non sarebbe stato “praticato alcun aborto, piuttosto un intervento di urgenza”.

 La donna si era presentata all’ospedale per una forte emorragia ma, ha raccontato il 2 settembre durante il processo per direttissima a Rabat, sei poliziotti in borghese l’avrebbero circondata all’entrata dell’ospedale prima di usare le maniere forti nei suoi confronti: “Poi mi hanno trascinata nello studio del ginecologo” ha raccontato la giornalista davanti ai giudici. Secondo i documenti forniti dai medici di Rabat, è escluso che la donna sia stata sottoposta ad aborto ma nonostante questo resta agli arresti fino alla prossima udienza fissata per il prossimo 9 settembre.

Raissouni, 28 anni, è una delle firme di punta del quotidiano di lingua araba e nota per le sue battaglie vicine al movimento islamico Hirak Rif che tra l’ottobre 2016 e il giugno 2017 aveva portato in piazza migliaia di persone contro il regime marocchino. Nel novembre 2018 il direttore del giornale, Taoufik Bouachrine, era stato condannato a 12 anni di carcere con l’accusa di tratta di esseri umani, stupro e violenza sessuale ma secondo molti la sentenza rappresentava una vendetta rispetto alle sue posizioni scomode nei confronti del governo. Raissouni è sposata con un professore universitario del Sudan ma i documenti di matrimonio non sono ancora registrati in Marocco perché l’ambasciata sudanese non ha ancora formalizzato l’atto.

In Marocco l’aborto è ancora illegale: l’articolo 453 del codice penale stabilisce che non è punibile se viene praticato per salvare la vita della madre, in caso di grave pericolo per la sua incolumità fisica. In quest’ultimo caso, l’aborto può essere praticato solo con l’autorizzazione del coniuge. Nel 2016 il governo marocchino aveva avviato una discussione per cambiare la legge vigente e legalizzare l’aborto in caso di stupro, incesto, problemi di salute mentale della madre o di malformazioni e malattie del feto. Ma da allora niente è stato fatto.

Fonte: https://www.lastampa.it/