Nuovi bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza

La diplomatica Abeer Odeh attacca la comunità internazionale: la pandemia avrebbe dovuto insegnarci che siamo tutti uguali, invece non c’è neutralità. Questa è un’aggressione

«La situazione è molto critica, l’aggressione israeliana è inconcepibile, brutale, e ci sono decine e decine di morti a Gaza, tra cui bambini e donne, e centinaia di feriti. Pochi minuti fa mi hanno informata che è stata colpita anche la rete elettrica». Parla al telefono da Ramallah, l’ambasciatrice palestinese in Italia, Abeer Odeh.

A Gaza gli ospedali sono stracolmi di feriti, a Tel Aviv le sirene continuano a suonare mentre sono ancora in corso feroci scontri e proteste. Ambasciatrice, c’è modo di fermare quest’escalation?

«È iniziato tutto da Israele con l’irruzione degli agenti israeliani alla Spianata delle Moschee durante il Ramadan e contro gli sfratti che minacciano decine di famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. A tutto ciò, si è aggiunto il tema delle elezioni palestinesi, impedite a Gerusalemme da Israele, una grossa violazione del diritto internazionale... La pandemia avrebbe dovuto insegnarci che siamo tutti uguali e invece guardi il risultato».

Dunque nessuna responsabilità sul fronte palestinese? Si parla di un numero sempre maggiore di razzi sparati su Israele e a livello politico il dialogo in questo momento non sembra convenire a nessuna delle due parti...

« Cruciale è il ruolo della comunità internazionale che usa un doppio standard nel condannare i razzi ma non le azioni di Israele. Quanto alle proteste, anche violente, da parte di arabo-israeliani in Israele erano attese: non possono restare silenti quando i loro fratelli vengono uccisi a Gerusalemme o a Gaza. Non possono stare fermi mentre ai bambini palestinesi viene strappato il diritto al futuro e vengono bombardate le case dei civili. Ed è esattamente quello che è successo negli Stati Uniti dopo l’uccisione da parte della polizia di George Floyd, gli oppressi si ribellano. Per ogni azione c’è una reazione ed è quello che sta succedendo. Il popolo palestinese ha il diritto di difendersi se attaccato».

In queste ore si parla di un piano israeliano che prevede l’utilizzo di truppe di terra a Gaza. Pensa che Israele adotterà questa opzione? E se sì, quale sarà la risposta?

«Io non credo che Israele percorrerà questa via. Un’invasione comporterebbe molte vittime tra i militari e il governo israeliano non vuole questo. Preferisce bombardare i civili palestinesi dal cielo».

La tensione è salita anche in Europa, in Francia Macron ha bloccato le manifestazioni. A Roma un ragazzo siriano e un palestinese sono stati aggrediti. A Milano è stata bruciata la bandiera israeliana. Non è tempo di abbassare i toni e tentare una mediazione?

«Chiunque abbia letto i giornali nelle ultime settimane sa che la miccia è stata accesa dalla repressione israeliana durante le celebrazioni del Ramadan, dalla pulizia etnica che Tel Aviv porta avanti a Gerusalemme Est Occupata, e dal boicottaggio delle elezioni palestinesi, derivante dalla proibizione di far votare i cittadini di questa città, la legittima capitale dello Stato di Palestina, dove la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni hanno raggiunto livelli mai visti, fino a profanare i luoghi sacri. Per non parlare del silenzio davanti alle continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale accertate ripetutamente dall’Onu, e dell’inerte indifferenza di fronte all’occupazione e alle sue conseguenze: l’espandersi delle colonie illegali, la demolizioni delle case palestinesi, le detenzioni arbitrarie, le uccisioni ingiustificate, le condizioni di vita miserabili alle quali sono condannati i palestinesi, l’Apartheid, l’impossibilità di avere un proprio Stato. La comunità internazionale deve muoversi, alzarsi in piedi e difendere i diritti di chi viene oppresso».

Ha parlato al telefono con il segretario del Pd Enrico Letta che ha auspicato un cessate il fuoco immediato. Cosa chiedete al governo italiano?

«Intristisce vedere diversi leader politici italiani mostrare la propria solidarietà a Israele senza spendere una parola sulla sue responsabilità per quello che sta accadendo in questi giorni in quell’area. Insomma, ci saremmo aspettati di vedere questi leader in piazza per chiedere la fine dell’occupazione, non per sostenere un’occupazione illegale. Vorremmo vedere rispettato il principio di neutralità. Solo allora si può pensare a un ruolo dell’Italia e della comunità internazionale per tentare la mediazione».

Fonte: https://www.corriere.it/