Cofanetto rettangolare dalla Spagna omayyade (Córdoba), X secoloÈ in programma a Firenze, dal 22 giugno al 23 settembre 2018, la mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, presso l’Aula Magliabechiana della Galleria degli Uffizi e presso il Museo Nazionale del Bargello. Esposizione dunque in due sedi, che esamina i rapporti tra l’Islam e Firenze, prima nel collezionismo mediceo e poi in quello lorenese, fino ad arrivare all’Unità d’Italia e oltre, poiché i rapporti tra la città e l’Oriente islamico sono sempre stati particolarmente fecondi. Si parte da un antefatto, da un dono che il sultano d’Egitto Qayt Bay inviò a Lorenzo il Magnifico nel 1487:

una giraffa, che purtroppo, seppure tenuta in stalle speciali fatte appositamente costruire nella villa di Poggio a Caiano e in via della Scala, a Firenze, si incastrò con la testa fra le travi del soffitto e morì, spezzandosi l’osso del collo, meno di due mesi dopo il suo arrivo in Toscana. La giraffa era un animale praticamente sconosciuto nella Firenze di allora, e fu così celebrato in pittura da artisti come Francesco Botticini, Giorgio Vasari, Bachiacca, Piero di Cosimo. E agli Uffizi sarà possibile vedere una giraffa impagliata donata al granduca Leopoldo II dal Vicerè d’Egitto negli anni Trenta del XIX secolo.

Ma non ci sono soltanto animali esotici. Si tratta, promettono gli Uffizi, “di una sontuosa rassegna di arte islamica, curata da Giovanni Curatola e organizzata dagli Uffizi con il Museo Nazionale del Bargello, altra sede espositiva. È un’occasione unica per scoprire conoscenze, scambi, dialoghi e influenze tra le arti di Occidente e Oriente. Per oltre due anni un comitato scientifico internazionale ha lavorato intensamente alla selezione delle opere e al catalogo della mostra, con saggi ricchi di indagini scientifiche e storiche che mettono in chiaro il ruolo importantissimo di Firenze negli scambi interreligiosi e interculturali tra il Quattrocento e il primo Novecento”. Secondo Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, “la mostra mette in evidenza non solo gli interessi per la cultura islamica ben radicati già nel collezionismo mediceo, e continuati fino in epoca moderna, ma testimonia anche la fascinazione estetica per l’Oriente che, senza pregiudizi, ha sempre permeato l’arte europea. E inoltre porta alla nostra attenzione l’importanza fondamentale degli scambi commerciali, ma soprattutto intellettuali e umani, nel bacino mediterraneo e oltre, come mezzo di arricchimento e di pace ”.

Per Elisa D’Agostino, il direttore dei Musei del Bargello, “la rassegna è importante non soltanto per capire il ruolo dei Medici e di Firenze nei rapporti con il vicino e lontano Oriente nel Rinascimento e oltre, ma anche per svelare al pubblico il ruolo fondamentale che la città gigliata ebbe alla fine dell’Ottocento negli scambi intellettuali e collezionistici italiani e stranieri nella creazione di nuclei museali di arte islamica e di eccellenza museografica, tra cui quello del Museo Nazionale del Bargello è a tutt’oggi uno dei più importanti in Italia. L’interesse antico di Firenze per il mondo islamico, è testimoniato già nei diari dei mercanti fiorentini Simone Sigoli, Leonardo Frescobaldi e Giorgio Gucci che nel 1384, durante il loro pellegrinaggio in Terrasanta, visitarono anche il Cairo e Damasco, stupiti dalla quantità e dalla straordinaria bellezza dei manufatti tanto che arrivano ad affermare: “... veramente tutta cristianità per un anno si potrebbe fornire di mercatanzia in Damasco”.

In mostra si potranno dunque trovare straordinari tappeti islamici, i “mesci roba” e vasi “all’azzimina”, ovvero ageminati (tecnica di lavorazione dei metalli per ottenere una decorazione policroma), i vetri smaltati, i cristalli di rocca, gli avori, le ceramiche a lustro provenienti dall’Islam Occidentale, ovvero la Spagna, e da noi note come “maioliche” perché l’ultimo porto da cui partivano prima di giungere nel resto d’Europa era Maiorca. A Firenze si conserva un nucleo importantissimo di arte islamica: ci sono quasi 3.300 opere donate nel 1889 dall’antiquario lionese Louis Carrand al Museo Nazionale del Bargello, già allora tra i principali musei d’Europa. La sala islamica al Bargello fu allestita nel 1982 da Marco Spallanzani e da Giovanni Curatola, su impulso di Paola Barocchi e dell’allora direttrice, Giovanna Gaeta Bertelà, che hanno posto il meglio dell’Islam in relazione con Donatello e i capolavori della statuaria del Rinascimento.

La mostra, come anticipato, è articolata su due sedi espositive: al Bargello viene illustrato un periodo fondamentale di ricerca, collezionismo e allestimenti museali di fine Ottocento e inizio Novecento, con opere della già citata donazione di Carrand e dell’altro grande collezionista inglese, Frederick Stibbert, ma anche dei toscani Stefano Bardini e Giulio Franchetti. In quegli anni, Firenze era frequentata da importanti collezionisti, italiani e stranieri, direttori di musei, curatori, conoscitori, tra i quali Wilhelm von Bode e Bernard Berenson, entrambi estimatori anche di arte islamica. È in quel clima culturale, grazie anche alla lungimiranza di grandi direttori del Bargello come Igino Benvenuto Supino, che si formò una delle più importazioni collezioni di arti decorative del mondo: e all’epoca l’Islam non era certo considerato periferico, tutt’altro.

Agli Uffizi, l’altra sede espositiva, sono raccolte le testimonianze artistiche dei contatti fra Oriente e Occidente: le suggestioni (a partire dai caratteri arabi delle aureole della Vergine e di San Giuseppe e dai costumi nell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano) e i ritratti di sultani della serie gioviana per mano di Cristofano dell’Altissimo. E ancora gli esemplari preziosi della lavorazione dei metalli, ricercatissimi già dai tempi di Lorenzo il Magnifico, le ceramiche orientali, o quelle ispano-moresche con stemmi nobiliari fiorentini. E ancora, in esposizione le stoffe e i grandi tappeti provenienti dall’Egitto mamelucco di fine Quattrocento o degli inizi del Cinquecento, entrati molto presto nelle collezioni mediceo-granducali, i vetri, i metalli che hanno influenzato la coeva produzione italiana, e gli splendidi manoscritti, fra i quali spiccano le pagine del più antico codice datato (1217) del “Libro dei Re” del persiano Firdusi, posseduto dalla Biblioteca Nazionale, e gli esemplari orientali della Biblioteca Medicea Laurenziana, rari per datazione e provenienza.

Un percorso vario che si dipana attraverso secoli di scambi e contaminazioni culturali, arricchito anche da prestiti provenienti da importanti musei italiani e stranieri. Firenze e l’Islam. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento è la mostra che gli Uffizi e il Bargello hanno organizzato con importanti prestiti internazionali e da altri Istituti del territorio fiorentino (Museo Stibbert, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Museo Bardini e la Villa medicea di Cerreto Guidi dove si trova allestita parte dell’eredità Bardini) che, a loro volta hanno percorsi articolati dedicati all’arte islamica nelle loro sedi museali. Questi Istituti saranno segnalati attraverso una brochure cartacea e in formato digitale, scaricabile dai due siti internet di Uffizi e Bargello, che darà conto della quantità di pregiatissime opere islamiche in tanti musei di Firenze e dintorni. La brochure in italiano e in inglese verrà consegnata a tutti i visitatori della mostra al Bargello e agli Uffizi.

Per la durata della mostra, i due musei fiorentini, inoltre, per la prima volta offrono la possibilità di acquistare un biglietto combinato per € 29, ridotto €14.50, valido tre giorni che consentirà di visitare gli Uffizi, il Bargello la mostra Firenze e l’Islam. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, e con accesso anche al Museo Archeologico di Firenze. La mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento è in concomitanza e in collaborazione con l’esposizione Il Montefeltro e l’Oriente Islamico della Galleria Nazionale delle Marche. Il catalogo è edito da Giunti Tutte le info sul sito ufficiale degli Uffizi.

Nell'immagine: Cofanetto rettangolare dalla Spagna omayyade (Córdoba), X secolo (lamine d’avorio scolpite e incise con montatura rinascimentale in argento con pietre semipreziose e vetri colorati; Firenze, Museo Nazionale del Bargello)

Cofanetto rettangolare dalla Spagna omayyade (Córdoba), X secolo

Fonte: https://www.finestresullarte.info